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Stelle cadenti

E’ una notte senza luna, gli piacciono le notti senza luna, le stelle sono libere di brillare, niente che le oscuri, luccicano come tante piccole scintille.

Jamaal è rannicchiato sul suo giaciglio, una volta era un letto, ora un vecchio materasso strappato e senza lenzuola. Sua madre lo obbliga a stare lontano dalla finestra, ma lui non riesce a resistere….è una notte troppo bella, striscia silenzioso e si affaccia: con la mente riesce ancora a vedere ciò che un tempo era il suo quartiere: il mercato di fronte, la casa di Alì dall’altra parte della strada, la panetteria all’angolo. La fantasia di un bambino è pura magia: chiudendo gli occhi tutto torna, si ricrea, rinasce, o non ha mai smesso di esistere.

D’un tratto una scia nel cielo: per un attimo Jamaal crede sia una stella cadente, esprime un desiderio. Subito dopo un boato e una luce accecante all’orizzonte; il desiderio resterà tale, le scintille che brillano lontano non sono frammenti di stelle, ma briciole di odio sparse su questa terra da uomini che hanno perso la capacità di ragionare.

La mamma dorme con avvolto accanto a sé il piccolo Saad, l’ultimo fratellino rimasto. Lo tiene stretto, vuole proteggerlo ad ogni costo: il respiro è pesante, la stanchezza l’ha sopraffatta, non si accorge di quanto Jamaal si sia spinto oltre la finestra, sul balcone. Le stelle lo attraggono, un giorno vorrebbe studiarle, o magari vederle da vicino, come uno di quegli astronauti che alla TV parlano fluttuando nell’aria, dentro una navicella spaziale. Sì, un giorno raggiungerà suo zio in America, e lavorerà alla Nasa, e passerà le notti col naso all’insù, a studiare lo spazio in attesa di poterlo esplorare.

Ora tutto è silenzio, le case intorno, buie e silenziose, dormono con chi resta degli abitanti di un tempo. Jamaal chiude gli occhi e respira profondamente, vuole riempirsi i polmoni di una pace apparente, che deve poterlo rinfrancare, prima che l’alba porti nuove brutte notizie, e una realtà che i suoi occhi cercano di non vedere.

Li riapre un attimo, quell’attimo che gli consente di vedere un altro bagliore, e poi di sentire un boato, forte, troppo forte, l’ultimo rumore che le sue orecchie sentiranno, l’ultima luce che i suoi occhi vedranno. Ora Jamaal è una stella.

 

Questo post è dedicato a tutti quei  bambini che i miei occhi vigliacchi non riescono a guardare, vittime di conflitti che nessuna mente riesce a comprendere, e nessuna ragione riesce a fermare, abitanti passeggeri di questa terra  che lasciano troppo presto, per diventare, loro malgrado, stelle.

 

 

 

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Comments (2)

  • Veronica 3 years ago Reply

    Senza parole e con un nodo in gola, l’unica cosa che penso è che non possiamo permettere che queste stelle siano diventate tali invano. E non basta rifugiarsi dietro al muro dell’omertà o della vigliaccheria: è necessario avere il coraggio di parlare di questi argomenti, senza ridurli a puri fatti di cronaca di guerra o problemi senza soluzioni, ma ricordandoci che chi muore non è solo un numero, un punto, che si aggiudica una nazione difesa o attaccata, ma una persona che viene strappata alla vita come un fiore da un prato. È veramente questo il futuro che vogliamo?

    Sabrina 3 years ago Reply

    Cara figlia, non so se essere contenta delle tue riflessioni così profonde e puntuali, o sconsolata per l’amarezza che alla tua età non dovrebbe appartenerti, ma che noi uomini purtroppo abbiamo generato e alimentato. Spero solo che questa consapevolezza accompagni l’intera tua generazione, e che una volta per tutte gli errori del passato siano di insegnamento e rivivano solo nei capitoli di storia da studiare.

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