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(Non) Ditelo con una faccina

Sono seduta alla mia adorata scrivania: sto elaborando i contenuti di un seminario di scrittura per ragazzi e penso a quali generi letterari citare: il diario, la poesia, la prosa, il testo teatrale… mi dico poi che non posso ignorare il progresso e devo pensare anche a forme di scrittura più moderne, come quella che sto utilizzando in questo momento.
Cerco poi cosa avvicini veramente i giovanissimi al mondo della scrittura e centro il bersaglio: certo! Il genere epistolare… non quello che regalò alla letteratura romanzi come Pamela di Samuel Richardson: fiumi di lettere, scambi di corrispondenza, confidenze, rivelazioni affidate a carta, penna, e antichi mezzi di consegna… mi riferisco invece alle epopee che maturano nell’avvicendarsi di missive attraverso il social più diffuso: Whattsapp.
Ho chiamato in causa i giovani, ma ammettiamolo, tutti, compresi i miei ottantenni genitori, ci siamo convertiti a  inviare più o meno telegrafici messaggi, corredati di foto, video, link, con la fortunata app.
Una mia conoscente, in tempi recenti, ha pensato di utilizzarlo anche per porre fine al nostro rapporto, informandomi che non voleva più avvalersi della mia, evidentemente inutile, amicizia…
Dunque non posso proprio ignorare la diffusione di questo mezzo, e ammettere che sia forse lo strumento attraverso il quale tutti, e quindi anche i nostri figli, esercitano maggiormente il meraviglioso utilizzo della lingua italiana.
Ma è davvero così? Nelle nostre digitali conversazioni ci sforziamo davvero di trovare un sinonimo all’intercalare “tipo”, o all’esclamazione “ma dai!” ?
Nutro seri dubbi, e anche in questo caso motivo il mio scetticismo con esempi di vita vissuta.
Prendiamo ad esempio in esame congiunzioni e pronomi relativi: il “che” trasformato in ke, la congiunzione “non” sostituita dal suo codice fiscale nn, così come tanti altri incolpevoli vocaboli vorrebbero essere sviscerati nei loro significati, recuperati dai dizionari, e avere il loro momento di gloria almeno una volta nella vita: pensate all’emozione nel sentire il familiare bip e leggere: “ho anteposto le tue necessità alle mie, e per dimostrarti la profondità del sentimento che nutro per te, ho declinato l’invito dei miei amici di vecchia data per una partita di calcetto, preferendo la tua compagnia. Passo a prenderti alle otto”………………….. Scusate mi ero addormentata e stavo sognando.
Ma il mio turbamento non si ferma qui, purtroppo: abbiamo abbandonato l’abitudine di parlarci, anche al telefono, e abbiamo, tutti, deciso di scriverci, tutto: comunicazioni di servizio, improperi, dichiarazioni d’amore.. quanti di noi possono negare di aver iniziato e terminato furiose litigate con i propri partner via sms o whattsapp? Alzi la mano chi può giurare di non aver mai, dico mai, intrapreso un macchinoso, estenuante, e improduttivo, scambio di opinioni con il proprio coniuge, o amico del cuore, o parente prossimo… poemi che avrebbero trovato, in una conversazione telefonica, lo spazio di dieci minuti, ci hanno visti sudare, sbuffare, bruciare la cena, dimenticare un figlio a scuola, pur di avere l’ultima parola, anzi, l’ultimo “invio” con il nostro interlocutore… esercizi inconsapevoli di scrittura, allenamenti di stile.. se nn fosse per ql mania di accorciare tt…. e per l’altra diabolica invenzione, che correda i nostri messaggi, e  della quale mi accingo a parlare: emoticons.. o le faccine che sostituiscono ogni tipo di aggettivo, sostantivo, verbo, sentimento,  che possa arricchire il nostro scambio epistolare.
E così ” i tuoi complimenti mi fanno arrossire” viene sostituito da uno smile che arrossisce, il disappunto che esprimeremmo con frasi come:
” Oggi è stata una giornata terribile, discussioni in ufficio e come se non bastasse si è aggiunto uno sciopero selvaggio dei mezzi” si riduce semplicemente al volto completamente rosso e contrito per la rabbia.. altro che esercizi di scrittura.
Non dobbiamo far altro che scegliere l’immagine che più si adatti al nostro stato d’animo, cliccare, ed i nostri sentimenti sono visivamente e velocemente espressi!
Dobbiamo rimediare, ricominciare a usare la nostra splendida lingua, e comincerò dai piccoli: nel mio seminario farò di tutto per farli innamorare dei libri, quelli da leggere e quelli da scrivere: potrei citare Gianni Rodari, le sue favole al telefono, e qualche classico di avventura, che mi ha fatto sognare da piccola e … bip.
Scusate, devo andare, un’emergenza familiare, al prossimo post.
 

 

 

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Comments (2)

  • Gerry Monty 5 years ago Reply

    Cara Sabrina, sono perfettamente d'accordo con te. SMS e wathsapp uccidono la nostra lingua. Ma la colpa non è soltanto degli utilizzatori. Oggi la vita corre (o scorre? ) ad una velocità spaventosa. E queste firme di comunicazione sono coerenti e necessarie a questo stile di vita. Tuttavia ritengo giusto e utile opporre una giusta resistenza come stai facendo tu. E comunque, penso che l'uso delle faccine per sottolineare delle frasi possa vivacizzare la comunicazione. Spero di sentirti presto…. non ti ho ancora detto cosa penso del tuo libro… ��

  • Gerry Monty 5 years ago Reply

    Cara Sabrina, sono perfettamente d'accordo con te. SMS e wathsapp uccidono la nostra lingua. Ma la colpa non è soltanto degli utilizzatori. Oggi la vita corre (o scorre? ) ad una velocità spaventosa. E queste firme di comunicazione sono coerenti e necessarie a questo stile di vita. Tuttavia ritengo giusto e utile opporre una giusta resistenza come stai facendo tu. E comunque, penso che l'uso delle faccine per sottolineare delle frasi possa vivacizzare la comunicazione. Spero di sentirti presto…. non ti ho ancora detto cosa penso del tuo libro… ��

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