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Oceani e mari

Settembre: mi congedo da un’estate particolare, che doveva vedermi girovagare nell’emisfero Sud e invece, considerate le disavventure del nostro pianeta, mi ha fatto sentire grata e privilegiata di poter almeno toccare le acque del Mediterraneo. E proprio sulla riva di questo mare, guardando lo stretto che lo separa dall’Oceano Atlantico, quel punto che per gli antichi rappresentava l’ignoto, il non plus ultra, ho ripensato a un passaggio di Moby Dick, in cui Melville così descrive il padre di tutti gli oceani, il Pacifico.

Esso smuove le acque più centrali del mondo, l’Oceano Indiano e l’Atlantico non essendo altro che le sue braccia. Le medesime onde lavano i moli delle nuove città californiane, soltanto ieri fondate dalla più recente razza umana, e lambiscono gli orli scoloriti ma ancora superbi delle terre asiatiche, più antiche di Abramo … […]

Così, questo misterioso e divino Pacifico cinge tutt’intorno l’intera massa terrestre, fa di tutte le coste una baia del mondo, sembra il cuore della terra palpitante nelle maree.

Mi ritengo privilegiata, perchè ho ammirato le acque di tutti gli oceani, ne ho sentito il calore o il freddo, ho visto sorgere e tramontare sole e luna, e perfino sentito avvolgermi dalla notte polare lassù, nell’Artico.

E allora saluto l’estate, settembre, e voi lettori, con una’immagine della costa californiana, visitata l’anno scorso, bagnata dalle onde citate da Melville, e un pensiero fiducioso al futuro, sperando che mi veda, ci veda ancora insaziabili viaggiatori dei questo nostro magico pianeta.

Il titolo di questo post è ispirato a uno dei libri che più ho amato di Alessandro Baricco, Oceano Mare.

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