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Topi di biblioteca e zampogne ubriache

Mi piacciono le parole, è un fatto risaputo, qualunque lingua si parli intorno a me, mi incuriosisce approfondirne il significato, studiarne la pronuncia, confrontare significati, trovare sinonimi o opposti.

Forse è per questo che giorni fa, annoiata dall’attesa, ho cominciato a studiare mimica, pronuncia e contenuto della conversazione tra la receptionist di un ufficio e il suo interlocutore al telefono. All’espressione “Mi dia un colpo di telefono domani” il mio inconscio ha avuto un sussulto: la mia parte cosciente non comprendeva finchè, dopo un breve chiarimento l’uno ha fatto comprendere all’altra l’assurdità di una simile affermazione.. e così ho immaginato questo fantomatico cliente entrare l’indomani in questo stesso ufficio, per colpire la receptionist con la cornetta…

Da questa inquietante immagine la mia mente ha cominciato a vagare alla ricerca di altre espressioni comuni che, interpretate alla lettera, sono a dir poco singolari: pensate per esempio a una semplice richiesta come: “puoi dare un’occhiata al cane mentre entro dal fornaio?” Non immaginate anche voi la persona incaricata rivolgere uno sguardo inquisitorio, o di rimprovero, o semplicemente di studio, verso il povero, confuso cagnolino?

Così ho cominciato a chiedermi: che nesso c’è tra un topo e un appassionato di libri? O una zampogna e un ubriaco? O un cavallo e un pazzo?

Al che ho cominciato anche a chiedermi .. ma questo brodo di giuggiole, cos’è? E come fa una persona ad essere felice se è immersa in una sostanza liquida e bollente come solo il brodo sa essere?

L’attesa si prolungava e la mia mente ha cominciato a prendere il volo: mi ha visitato l’espressione che si usa per riferirsi a una donna che cerca di accalappiare un uomo: come è possibile che possa essere attratto da una “gatta morta”??? In realtà non c’è da stupirsi se pensiamo che lo sguardo ammiccante dell’uomo, nel complesso rito della conquista, sia definito a volte da “pesce lesso”: un pesce lesso che rimorchia una gatta morta (!?) Sono immagini ripugnanti, altro che accoppiamenti, non credete? E visto che siamo in ambiente ittico.. vi hanno mai trattato a pesci in faccia? Ora mi chiedo, passino le uova marce, ma a chi verrebbe in mente di tirare dei pesci? E poi, di che pesci stiamo parlando? Perché se ci fermiamo ad acciughe o sardine, la cosa può essere tollerata, ma avete presente la stazza di un tonno? Certo si potrebbe scegliere la taglia del pesce in base al grado di ……. anche se in questo modo, se si è particolarmente arrabbiati si potrebbe rischiare il tentato omicidio!!

Per fortuna, all’immagine del tonno in volo verso il volto di un malcapitato, la porta si è aperta, il cliente è uscito e la receptionist, quella che ama essere presa a cornette in testa, mi ha gentilmente invitata ad entrare: era giunto il mio turno.

Comunque l’espressione più strana, che mi porto dietro da una vita, è quella che mia madre usava abitualmente per definire la mia celebre cocciutaggine. Diceva ” Ha un chiodo fisso in testa!” E io, cari lettori, vi garantisco che ho passato ore allo specchio a cercare nella mia testa di bambina questo chiodo, a sperare che non fosse troppo visibile, e a chiedermi come mai non facesse male!

Foto: New York Public Library

Postilla: Grazie Luizz, mio angelo custode informatico. Senza di te questo post sarebbe ancora tra le bozze..

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