Ove è un uomo stanco, arrabbiato e solo. Arrabbiato col prossimo, con Dio e con la vita.
Ma la vita se ne infischia del broncio di Ove, ignora i suoi lamenti . Bussa alla sua porta, lui non risponde, lei insiste, determinata a scuoterlo, suo malgrado, dal fermo immagine in cui è intrappolato da quando è rimasto solo.
Così Ove, stufo di quel continuo bussare, apre la porta alla vita; e lei, sfacciata e incontenibile, entra in casa, invadendo il suo spazio. Lo fa nei panni di una nuova vicina, con un cuore ingombrante come il suo pancione. Lo fa attraverso gli occhi furbi e innocenti di una bambina di tre anni, capace di vedere oltre il burbero vicino, che cerca inutilmente di evitarla.
Lo fa addirittura nelle sembianze di un gatto, che Ove chiama ‘Annoyance’, e che finisce per diventare il suo compagno di vita.
A man called Ove è una storia comune narrata in modo non comune: i pensieri asciutti di Ove, raccontati in un linguaggio semplice e diretto, nascondono profonda sensibilità e delicatezza che scaldano il cuore. I suoi vicini di casa diventano i nostri vicini.
Questo libro è riuscito più volte a farmi sorridere, ridere e piangere nello spazio di una pagina; mi ha fatto affezionare a quel brontolone tanto da sentirmi stringere il cuore quando è stato il momento di lasciare andare questa storia.
Ove mi ha fatto compagnia in giorni complicati, sospesi tra pace e guerra, tra casa e ‘esilio’, riuscendo nell’impresa di distrarmi, addirittura avvolgermi nella lettura, facendomi dimenticare, per qualche ora al giorno, la situazione di incertezza in cui ero.
Ove è un libro da leggere e poi, solo poi, un film da guardare, con il mio attore preferito, Tom Hanks.
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Bellissimo il film! Adesso ho voglia anche di leggere il libro…
Peccato aver scoperto solo ora che il film sia tratto da un libro… 🙁