Non importa che siate appassionati di becchi Bunsen o cotture a bassa temperatura, per leggere Lessons in Chemistry, di Bonnie Garmus, potete essere negati sia in chimica che in arte culinaria: resterete comunque colpiti dalla forza di Elizabeth Zott, donna degli anni ’50, destinata dal sistema a fare del focolare domestico il suo habitat ma decisa a rifiutare di essere inquadrata in uno stereotipo, tanto da rinunciare anche alla cucina come spazio dedicato, per sostituirla, tra le stanze della sua casa, con un laboratorio.
Un appello ai lettori di sesso maschile: non pensate che questo sia un romanzo ‘da donne; gli uomini che troverete tra queste pagine non sono solo individui ottusi e retrogradi, anche se la maggior parte di essi non smentisce questo ritratto; tra le pagine di ‘Lezioni di chimica’ si aggirano anche personaggi maschili sensibili, intelligenti e pronti a riconoscere che l’universo femminile può e deve essere un compagno di avventure e successi, non un avversario da schiacciare.
Il romanzo ci ricorda quanto arduo sia stato il cammino delle donne per raggiungere la semplice visibilità, il riconoscimento delle proprie capacità intellettive. Ma ci permette anche di assistere divertiti ai pensieri di un saggio compagno a quattro zampe, al lento ma costante empowerment di una rassegnata e arguta vicina di casa, alla consapevole crescita di uomini intelligenti, aperti, moderni.
Nelle ultime settimane ho letto più libri in contemporanea: un audiolibro per le mie camminate o per i viaggi di lavoro in macchina, un bel sano vecchio cartaceo sul comodino, il mio Kobo, per accompagnarmi su voli dove il peso della carta non è amico dei limiti di peso del bagalio a mano. Fin qui niente di strano.
Ciò che invece strano è, è accorgersi dei tanti parallelismi inaspettati tra le storie che, ho casualmente scelto di leggere in contemporanea: per esempio, Otto e il suo gatto Annoyance, Elizabeth Zott e il suo cane Six Thirty, due animali domestici che nelle rispettive opere sono veri e propri personaggi, con pensieri e considerazioni che in più di un’occasione ci portano a pensare che manchi loro solo il dono della parola. Non finisce qui: dei tre libri consigliati recentemente esistono trasposizioni cinematografiche: di questo esiste una serie TV. Naturalmente il mio consiglio è : leggete prima il libro, e da prof. raccomando ai lettori ‘fluent’ in inglese di scegliere l’edizione originale, come quella della mia foto di copertina.
Vi ho convinto? Se sì, buona lettura. Aspetto le vostre impressioni.
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Questo libro sembra proprio un ‘must read’! Me lo presti? : )
Ma certo, con piacere!