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Dov’ero rimasta?

Erano le dieci e mezza di questa mattina quando ho deciso di lasciare la scrivania per qualche minuto, il tempo di una breve pausa caffè. Scesa in cucina, ho trovato mio marito, appena tornato dalla sua scorribanda al supermercato: così ho prolungato la mia pausa ammirando la miriade di affaroni che aveva concluso e mettendo via quintali di pasta in offerta speciale e di triplette di dentifrici al prezzo di due (avremo denti puliti per almeno due anni). Prima di tornare al lavoro ho controllato la lievitazione del pane, che avevo impastato appena alzata: l’ impasto era soffice e gonfio, lievitava molto bene; mettendo via le uova (dimenticavo, vogliamo farci scappare il 25 % di sconto su un cartone di 24 uova?) ho notato che carote, mele arance erano un po’ giù di morale, avvizzite dalla permanenza in frigo,  così gli ho proposto:

«Amore, perché non facciamo una bella e salutare centrifuga?»

«Great idea!» ha risposto in italiese il mio partner. « Why don’t we add some finocchi and a bit of zenzero too?»

E così, dopo qualche minuto, mentre lui preparava una deliziosa centrifuga io, nell’attesa, frullavo del pane raffermo per gratinare le verdure del pranzo… a proposito di pranzo, ho preso quei bei carciofi ieri… ora li taglio e ci facciamo una bella insalatina per antipasto…

Mentre sorseggiavamo una buonissima centrifuga ho sentito il richiamo della lavatrice che mi avvisava che il quarto carico di bucato era pronto per essere steso o asciugato. Così ho lasciato la bella compagnia e ho indirizzato i vari capi di vestiario all’uno o l’altro destino, ma intanto altro bucato era asciutto e pronto per essere piegato; portando indumenti nelle rispettive stanze delle mie figlie, approfittavo per aprire le finestre: l’occhio mi cadeva sulle scarpe della mia primogenita, tornata da poco da una corsetta, così decidevo di portarle sul balcone, per poi ricordarle di spazzolare via l’ettaro di parco che si era portata a casa. La giornata bella e il sole che cominciava a intiepidire l’aria mi hanno trattenuta qualche minuto, il tempo necessario per osservare le piante di salvia e rosmarino, provate dagli anni e piene di rami secchi, e decidermi a sradicarle. Così, armata di vanghetto e forbici, mi sono dedicata a un po’ di sano giardinaggio, tagliando rami che hanno riempito ben cinque enormi buste di plastica. Solo l’abbigliamento decisamente casalingo mi ha frenata dall’afferrare le chiavi per correre in discarica a depositare il prodotto del mio nuovo hobby. Mio marito, che nel frattempo aveva ultimato la sistemazione della spesa, si è offerto di pensarci lui e così, alle 11:30, dopo la ‘breve’ pausa caffè, tornavo finalmente alla scrivania e alla correzione di 14 compiti, correzione che avevo peraltro interrotto già prima del caffè perché, osservando i post-it che adornano il mio schermo come un perenne albero di Natale, mi ero accorta che la rata del condominio era in scadenza, e mi ero dunque affrettata a pagarla.

Ero presa dalle mie scartoffie quando è suonato il campanello: era il corriere. Mia figlia è scesa a ritirare il pacco: sono arrivati i libri che aspettavo: curiosa e felice ho aperto il plico e ho cominciato a sfogliare soddisfatta i miei acquisti: metodologia, narrativa, attività comunicative da fare in classe, anche a distanza…. Ne individuavo una perfetta per la classe del martedì. Portando di sopra il mio prezioso carico notavo il computer acceso che mi ricordava cosa stavo facendo prima che suonasse il campanello.

Ora, finalmente concentrata, cominciavo a leggere e la frase di uno studente mi dava l’idea per una lezione da sperimentare. Iniziavo così a rovistare tra file cartacei e digitali alla ricerca delle immagini giuste, delle frasi giuste …. Dopo mezz’ora avevo un divertente Power Point e un’esercitazione pronti per la mia classe.

Ero presa dalla correzione quando il segnale acustico del mio cellulare mi portava a controllare il telefono. Era il mio editore, non potevo non rispondere. Due chiacchiere sul libro, sui commenti dei lettori, e mi veniva in mente che era un po’ che non scrivevo un post. Così, prima di tornare al lavoro, controllavo il blog e mi dicevo che, sì, entro oggi, avrei dovuto scriverne uno nuovo , e magari cominciare a riprendere in mano il mio nuovo romanzo … a proposito, dov’è la copia cartacea? Dopo dieci minuti nel ripostiglio, il mio manoscritto tornava finalmente alla luce, decidevo di dare solo una sbirciatina : carino l’inizio ma questa frase … scontata… ecco così molto meglio; questa descrizione, gli aggettivi sono banali, dai Sabry sforzati un po’… ecco … meglio. Secondo capitolo, caspita mi prende come se non sapessi cosa succede dopo… questo nome però l’ho già usato….

Sono passate due ore da quell’innocuo caffè, sono le dodici e mezza, sto rileggendo e riscrivendo il terzo capitolo del mio nuovo romanzo, ma qualcosa mi dice che non era da qui che ero partita stamattina …  Ho anche il dubbio che ci sia qualcosa di urgente che dovevo fare, prima di pranzo … Ma certo! Il pranzo, devo preparare il pranzo, e infornare il pane! Lascio un attimo il mio manoscritto, il post, i compiti, il bucato e corro in cucina, solo un attimo, torno subito …. magari non subito …. ma torno!

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