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L’Arminuta

Cosa si prova nello scoprire che quelli creduti i propri genitori non sono tali? Come ci si sente a precipitare, da un giorno all’altro, in un universo fatto di miseria, violenza, in un paesino arretrato, dopo aver vissuto nel mondo ovattato di una figlia unica di una coppia di città?

Ce lo spiega la protagonista di questo romanzo di Donatella di Pietrantonio, dentista abruzzese, che regolarmente abbandona il trapano per prendere in mano la penna, regalandoci momenti di fuga e trasporto nel leggere le sue storie.

Questo libro è un viaggio in microcosmi nascosti tra le montagne o esposti , ma anche nel mondo interiore di personaggi duri, inespressivi, forgiati dalla sorte che si sono trovati alla nascita, o da eventi che nel corso del tempo li ha trasformati.

Il romanzo alterna pagine in cui la lingua è manipolata con perizia a righe scarne e dure come la vita che viene raccontata; allo stesso modo anche il lettore, proprio come succede nelle tappe dell’esistenza di ciascuno,  in alcune parti del romanzo è trasportato dall’onda del coinvolgimento, in altre lasciato a riva da pagine fredde e scarne.

Una ragazzina è costretta a crescere, ad adattarsi e infine decide di scegliere quale identità assumere, dopo aver percorso un doloroso cammino che le parole dell’autrice rendono reale e quasi tangibile.

Scrivendo di questo post mi sono accorta di non ricordare il nome della protagonista, per poi scoprire che questa ragazzina, nel libro, un nome non ce l’ha: “l’arminuta” è tutti e nessuno, è l’ essere umano che suo malgrado è costretto a cambiare rotta, meta, a ridimensionarsi , a compiere un cammino difficile che all’inizio stordisce ma poi, una volta terminato, avrà modellato un essere umano diverso, ferito, ricucito, consapevole.

Sensazioni contrastanti hanno accompagnato la lettura di questo libro, innegabile in ogni caso il potere evocativo di certe frasi, come quella in cui la protagonista racconta di un raro momento di tregua e dialogo tra lei e la vera madre:

” Mi sono seduta per terra, con il mento sulle ginocchia. Gli occhi mi bruciavano nello sforzo di contenere le lacrime. Lei è rimasta in piedi, con il cesto pieno appeso a un braccio. Non è riuscita a muovere quell’unico passo che ci separava dalla consolazione”.

Buona lettura.

 

 

7 Mi piace

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1 Comment

  • Arianna 3 years ago Reply

    Questo libro mi colpì molto. Lo lessi in un batter d’occhio. Mi è piaciuto molto pur lasciandomi un po’ di amaro in bocca. Ora sto leggendo l’ultimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, Bella mia. Lo trovo stupendo. Commovente e forte. Tutte le sere appoggio il libro sul comodino con gli occhi inumiditi dalle lacrime..e sono solo a metà!

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