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Niente capita a caso

Lo ammetto: non è stato facile, anzi i primi giorni di ottobre sono stati proprio difficili. Accettare una cattedra di sostegno rinunciando, per quest’anno, a una di inglese è stato da me vissuto, all’inizio, come una sorta di declassamento. Mi sentivo parcheggiata tra i banchi, una “semplice” docente di sostegno, a dare una mano, senza poter insegnare la mia materia.

Alla fine della prima settimana mi sentivo demotivata, improvvisamente capivo tutti gli studenti che a scuola ci vanno malvolentieri, mi sono sorpresa a chiedere alle mie figlie quanti giorni mancassero alla fine dell’anno scolastico… era il 06 ottobre.

Poi, pian piano, ho cominciato a sentirmi utile, a scoprirmi un supporto per tutti gli alunni, per i colleghi insegnanti,  a capire che il mio ruolo è tutt’altro che marginale, ma di grande importanza per tutta la classe; ma soprattutto ho imparato a conoscere lui, che ho da subito soprannominato Saetta Mc Queen, a causa della velocità con cui gli piace sfrecciare per corridoi e atrio della scuola.

Saetta è un bambino speciale, tanto minuto quanto vitale, entusiasta, allegro. Sa farmi sorridere anche quando sono un po’ giù.

Ha un modo tutto suo di arrivare alle conclusioni, un suo “stile” nello scrivere, una logica originale nell’analizzare fatti storici e nell’esporli. E poi è coraggioso: non si tira indietro davanti alle sfide, ci prova e, testardo come pochi, cerca a tutti i costi di  aver ragione. Confesso che a volte mi sottopone a delle prove di pazienza notevoli, ma in fondo quale studente, figlio o classe di alunni non ci sfida a resistere alla tentazione di urlare, perdere la necessaria condiscendenza, gettare la spugna?

Saetta si siede per terra quando il professore di musica suona il clarinetto, e osserva attentamente lo strumento dal basso, cercando di “vedere” la musica quando esce.

Saetta non si scompone quando gli dico che disegnando il globo terrestre ha invertito i due poli, capovolge il foglio e mi spiazza affermando: ” Adesso va bene, no?”

Saetta si offre volontario, aspetta con ansia la restituzione delle verifiche, sorride sornione quando mi vede gioire per un suo progresso, e batte il cinque con sufficienza senza guardarmi, contento di avermi dato una gioia.

Quando arrivo al mattino Saetta mi viene incontro felice, ripetendo più volte il mio nome, e i miei occhi brillano. Oggi mi ha detto che da grande vuole fare l’insegnante di sostegno, per aiutare i bambini come lui.

Ero venuta in questa scuola per insegnare, invece sto imparando: quanta ricchezza c’è in ognuno di noi! Sto riscoprendo la magia di certe esperienze, scoperte, che occhi piccoli, nascosti dietro occhiali con la montatura azzurra, osservano da un punto di vista diverso dal mio, più genuino, direi incontaminato.

All’inizio dell’anno ho riempito la borsa di schede, attività, link utili per insegnare ai miei alunni l’inglese. Ho dovuto cambiarne il contenuto,  cambiare le mie aspettative, arrendendomi a un’esperienza nuova, lasciandomi guidare proprio da coloro ai quali sono chiamata a dare supporto.

L’altro giorno, durante un’esercitazione, la collega di matematica ha chiesto alla classe:

“Quanti mesi mancano alla fine della scuola?”

Non ho ascoltato la risposta, non è poi così importante..

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