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Un viatico in stiva

Qualche giorno fa, leggendo il giornale, mi sono imbattuta in una parola, viatico, che sono abituata ad usare per riferirmi a un conforto, una consolazione; nell’articolo veniva utilizzata parlando di vacanze, la curiosità ha prevalso e sono andata a cercare la genesi di questo termine.

Mi ha colpito il suo significato originale, risalente all’antica Roma: era il bagaglio che si preparava prima dei lunghi e faticosi viaggi verso una provincia da visitare, un paese da conquistare. Le provviste, gli indumenti dovevano essere di conforto lungo la via.

Mi è piaciuto paragonare questa accezione al mio rito della preparazione del bagaglio che era, soprattutto quando ero costretta a viaggiare per lavoro, un microcosmo domestico, un misto di vestiti e cimeli, che avrebbero reso la mia camera d’albergo meno anonima, la mia sosta meno solitaria, le mie notti meno tristi: aprendo la valigia l’addetto della dogana trovava abiti, prodotti per l’igiene personale, libri, la mia radiosveglia con i fusi orari (“smartphone”… chi era costui?), una cornice con una foto speciale, un pareo da adagiare sulla poltrona della camera, i miei biscotti preferiti, un bollitore portatile e un sacchetto con una ampia varietà di tè e tisane. Ripensando ad allora, il funzionario di turno avrà pensato che stessi andando in esilio per mesi, anni, non per una settimana; per me era importante, sopportavo di trascinare una valigia pesantissima e di spendere mezz’ora ad arredare la mia camera, ma mi faceva bene, era …come dire….un viatico.

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1 Comment

  • miss Murone 3 years ago Reply

    Non bisogna però scordare i cibi in scatola da preparare con il fornelletto da campeggio!

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