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Appunti di scuola. Dispositivi elettronici

” Signore e signori, vi informiamo che da questo momento tutti i dispositivi elettronici devono essere spenti…”
Giuro che ogni tanto ho la tentazione di riesumare uno degli annunci che recitavo nella mia passata professione e intimare i miei passeggeri/alunni che  tenerli accesi è un’azione pericolosa, per l’incolumità dei loro cervelli.

Nel mio lesson plan il punto 1 soleva essere “appello, controllo e correzione compiti”. Ora è diventato “ritiro telefoni cellulari”.

C’è chi lo usa spudoratamente senza curarsi delle regole di istituto o delle richieste dell’insegnante, c’è chi cauto digita tenendolo sulle gambe, non pensando che il sotto banco è totalmente visibile, e che dalla cattedra posso quasi indovinare anche di che modello di telefono si tratti; c’è chi mi prega di aspettare un momento, perché sta per raggiungere il non so quale livello di non so quale gioco, c’è chi vuole tenerlo a portata di mano nel caso la madre lo chiami..(lo chiami???In orario scolastico???). C’è chi sembra assorto in preghiera, e legge il suo breviario appoggiando la testa sul banco, e io non so se sperare che dorma, o che stia leggendo l’ultimo whattsapp; c’è chi sostiene che gli sia indispensabile, in quanto non indossa l’orologio e ha la necessità di poter controllare con maniacale frequenza lo scorrere del tempo, c’è chi lo tiene nell’astuccio, pensando che il docente creda che sia un modello nuovissimo di portamatite, con led incorporato, che si illumina ogni volta che è ora di temperare una matita!
Non capisco perché il dovere di tenere il telefono silenziato e riposto in borsa sia considerato un obbligo unicamente del docente.
Gli studenti se ne sentono esonerati, non perché abbiano più diritti degli adulti (vero, ragazzi?) ma perché non possono farne a meno. E’ questo il dramma, credono di non poterne fare a meno!
Dovreste vedere lo sguardo di uno di loro quando, colto sul fatto, vede il telefono passare dalle sue mani nelle mie, per poi finire sulla cattedra. Occhi spauriti, persi, spaventati. Qualcuno tenta di rifiutarsi, qualcun altro, da me affettuosamente ribattezzato Silvan, lo fa sparire dentro la manica della felpa e da lì in chissà quale tasca.
C’è addirittura chi lo consegna docilmente, per poi di nascosto continuare a usarne uno di scorta….
Peccato… Non solo per il tempo prezioso rubato alla lezione, per le polemiche inutili che seguono ogni temporaneo sequestro; peccato, cari ragazzi, perché state perdendo un’occasione unica, che da grandi vi sarà negata per sempre: la libertà di essere irraggiungibili, irreperibili, in una parola SPENTI.
Da grandi rimpiangerete la possibilità di potervi dedicare solo a ciò che state facendo, senza il rischio di essere interrotti da un call center, dal figlio che ha perso l’autobus, dal genitore anziano finito in pronto soccorso, dall’altro figlio che ha perso le chiavi di casa, dal vicino che vi avverte che il gatto è finito sul cornicione e non vuole più scendere…
I miei adulti lettori mi capiscono, in particolare le lettrici madri staranno annuendo. Ditemi, care mamme: riuscite ad andare al cinema senza figli e a spegnere il telefono? Non lo terrete piuttosto silenziato, a portata di mano, per controllare di tanto in tanto se ci sono notifiche? Riuscite a lasciar squillare il telefono mentre siete in doccia, se uno dei preziosi gioielli è in gita con la scuola, in palestra, insomma ovunque tranne che sotto il sicuro tetto familiare?
Ragazzi, provateci: fate come il protagonista  del video che vi ho mostrato, LOOK UP di Gary Turk (https://youtu.be/Z7dLU6fk9QY)  Sforzatevi di scrivete una parola in meno e pronunciarne una in più: spegnete il telefono e accendete lo sguardo verso chi vi sta davanti, fosse anche un professore noioso, sarà comunque un momento irripetibile, che chi non sfrutta avrà perso per sempre.
La vostra cara, pesante lo so, ma anche appassionata e tenace prof.

 

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Comments (5)

  • Francesco Totano 3 years ago Reply

    Lei ha ragione, cara Prof, ma chi ci riesce più? Il nostro cervello, e soprattutto il loro, è ormai un tutt'uno con la Rete da cui ci si riesce a disconnettere (forse) soltanto di notte, mentre si dorme… È vero, è un peccato.
    E non vale il paragone con "è la Tecnologia che avanza"… Nell'Ottocento, prima di Edison, solo le candele illuminavano la notte ma non oer questo ancora oggi non si apprezzano la penombra o, addirittura, il buio.
    Quello che ci sta succedendo ritengo sia qialcosa di epocale di cui solo fra molti (ma molti) anni ne capiremo davvero la portata.
    Un caro saluto Prof., Buona serata, a presto ritrovarla…

    Sabrina 3 years ago Reply

    Mi piace molto il paragone con il cielo, con il buio. Sto recuperando con l'età la curiosità di alzare gli occhi e osservarlo, così come ho imparato a riapprezzare il silenzio dopo anni di sottofondi musicali a tutti i costi. L'importante, secondo me, é non arrendersi, come sempre, e aiutare noi stessi e i nostri giovani ad aguzzare la vista, accostare l'orecchio, sollevare lo sguardo per ammirare e partecipare a quell'incredibile spettacolo che ogni giorno si rinnova, la vita di ciascuno di noi.

  • Francesco Totano 3 years ago Reply

    Ps:scusi gli errori di battitura, la prossima volta userò la tastiera vocale di Google, è più efficiente… 😀

    Sabrina 3 years ago Reply

    Non si preoccupi, caro Francesco. Matita rossa e blu sono chiuse nel mio astuccio e vietate quando si tratta dei miei affezionati lettori. A presto

  • Miss Murone 3 years ago Reply

    Purtroppo, si crea anche nei meno intenzionati, una sorta di dipendenza dalla quale è molto difficile se non impossibile uscire. Ma, come spesso succede, una volta abituati ad una comodità come può essere un telefono cellulare o un computer, come possiamo farne a meno? Certo che si potrebbe evitare di usare i suddetti in momenti poco opportuni o dedicati ad altre attività!

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