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E tu, che tipo (di lettore) sei?

C’è chi legge solo se obbligato, c’è chi non può farne a meno;  c’è chi legge solo libri impegnati, c’è chi legge qualsiasi cosa; c’è chi segue le mode, e c’è chi segue l’istinto. C’è chi leggendo studia, chi invece leggendo sogna; c’è chi leggendo sottolinea, e chi non apre  mai completamente i libri per non rovinarli; c’è chi legge solo libri in prestito, chi invece deve possederli; c’è chi legge per sapere come va a finire, e chi, al sopraggiungere degli ultimi capitoli rallenta la lettura, per separarsi il più tardi possibile dai “suoi” personaggi. C’è chi legge solo in vacanza, e c’è chi legge sul treno; c’è chi legge prima di dormire, e chi invece legge per addormentarsi; c’è chi legge lentamente, e chi ingoia libri affamato di trame; c’è chi legge ad alta voce, e c’è chi ascolta rapito; c’è chi legge solo e-books, e chi non riesce a separarsi dalla carta; c’è chi non legge, eppure conosce la vita e le persone meglio del più colto intellettuale…

E voi, che tipo di lettori siete? Vi accanite su voi  stessi  arrivando  alla fine, anche se un libro non vi piace? O, come una mia cara amica, adottate la “prova” delle prime cinquanta pagine, e se tale prova non viene superata, il libro in questione viene abbandonato sullo scaffale più alto della vostra libreria?

Daniel Pennac, nel suo libro “Come un romanzo”, stila i dieci diritti del lettore, tra i quali c’è anche quello di non finire un libro. Personalmente ammetto di averlo fatto di rado; quando inizio un libro mi investo di una sorta di doverosa missione per cui sono tenuta ad arrivare, senza imbrogli, all’ultima pagina. A volte questa costanza mi ha premiata: ci sono opere che restano nella mia memoria e che avrei potuto serenamente bocciare alla pagina 20! Altre volte la mia “missione” mi ha fatto solo perdere, come dice Pennac, ore preziose che avrei potuto dedicare a una lettura più piacevole.Mi piace anche curiosare intorno a me, quando sono in treno, o in aereo, per sbirciare il titolo del libro che assorbe l’attenzione del mio vicino, o che al contrario lo ha fatto crollare addormentato, ignaro, sulla mia spalla. Anche per questo motivo non riesco ad affezionarmi agli e-books: in quel piccolo, pratico e leggero arnese potrebbe celarsi Anna Karenina, o qualche torbida “Sfumatura”, o la biografia di un calciatore, ma la curiosità che mi anima non potrà, in questo caso,  essere soddisfatta.

Tra i diritti del lettore Pennac inserisce anche quello di tacere, ossia di non consigliare letture, il che non mi trova d’accordo. Consigliare una lettura è un modo di condividere un’emozione,  significa desiderare per il nostro interlocutore la stessa soddisfazione provata al termine di una storia che ci ha appassionati; piuttosto aggiungerei il diritto del lettore di non sentire i consigli, senza necessariamente ascoltarli, e scegliere a pelle, o dopo aver passato un po’ di tempo in libreria, facendosi ispirare da un titolo, una copertina, una sinossi, una rilegatura. A proposito: avete mai letto Pennac?

Torniamo al titolo del mio post: voi, che lettori siete? Volete raccontarmelo? Aspetto i vostri commenti!

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1 Comment

  • Miss Murone 4 years ago Reply

    Io devo sempre arrivare alla fine di un libro: solo il pensiero di non riuscire a finirlo mi sembra una mancanza di rispetto verso la storia stessa e l'autore che ha impiegato tempo e denaro per farla arrivare a me. Grazie a questo indiretto senso di colpa, ho spesso apprezzato storie che non mi sarei mai accinta a leggere, (giudicando "il libro dalla copertina"), mentre altre volte mi sono chiesta come poteva essere definito "scrittore" colui che pubblica libri di una tale demenzialità…e a questo proposito mi dispiace vedere nelle librerie storie raccontate da YouTuber sedicenni o soubrette ormai troppo anziane per apparire spesso in televisione. Pazienza!

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