Nella mia soffitta ci sono due scatole che sono sopravvissute a traslochi, grandi pulizie e giornate dedicate al ‘decluttering’: una contiene i miei diari, dal primo, con raffigurata Holy Hobbie e dotato di lucchetto, fino all’ultimo quaderno a righe terminato sei mesi fa. L’altra raccoglie una selezione di lettere e cartoline che ho conservato in tutto questo tempo.
L’ultimo libro che ho letto, The Correspondent, di Virginia Evans, mi ha fatto tornare la voglia di infilarmi nello stretto spazio della soffitta e riaprire la seconda scatola. Quanta ricchezza, e non si tratta solo di ricordi: rileggendo, recupero sensazioni, modi di essere che si sono evoluti nel tempo, il ricordo di persone che fanno parte della mia vita, o che hanno percorso un pezzo di strada con me, alcune perse, altre che sono determinata a rintracciare. Come? Magari scrivendo loro una bella lettera, una di quelle che si ricevono con sorpresa tra la poca e, in genere, irritante corrispondenza nella buca delle lettere.
Perché no? Una lettera, scritta su un foglio scelto per l’occasione e adatto al destinatario, chiusa in una busta che avrà richiesto la cura aggiuntiva di compilare l’indirizzo, comprare e applicare il francobollo, infine di imbucarla in una delle rare cassette rimaste in giro.
Ne varrà la pena? Io dico di sì, perché insieme al piacere della lettura, il destinatario sentirà il calore di un gesto, apprezzerà il valore del tempo ad esso dedicato e, chissà, magari avrà il desiderio di scrivere una lettera in risposta.
The Correspondent Virginia Evans
(Tutte le mattine di Sybil, tradotto in italiano edito da Rizzoli)
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