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Ossimori

Sono giorni che rifuggo il mio blog, sembra che l’ispirazione abbia deciso di prendere la distanza dalla mia penna, o tastiera; pare che la mia testa, la mia vita scombussolata come quella di tutti voi, sia così frastornata da non riuscire più a raccogliere le idee, a comporle in un testo fluido, interessante e completo.

Oggi torno a farlo, mi sforzo di farlo, la scrittura è la mia terapia e di questo ho bisogno, la terapia del bello, del buono, del sereno, del normale… perché è proprio la normalità che sta mancando a tutti noi, quella banale e ripetitiva quotidianità che spesso ci annoia, ci rende tutto così prevedibile, e ci fa lamentare…

Ecco allora che i miei pensieri si riempiono di ossimori: amo il silenzio sì, ma in alcuni momenti della giornata il tacere del mondo fa male alle orecchie, l’assenza di rumore mi stordisce come il chiasso.

Il chiasso, quel fastidioso sottofondo che a scuola mi sforzo di contenere, oggi mi inonda le orecchie in tutta la sua assenza: penso ai corridoi vuoti, alle aule disabitate, alla campanella che imperterrita segna il passare delle ore sperando di richiamare qualche ritardatario, rallegrare gli alunni quando è ora di ricreazione, regalare a tutti un sospiro di sollievo quando il suo trillo significa: casa.

La calma che mi circonda ora mi disturba quasi quanto la frenesia che in genere ci appartiene: non è serena rilassatezza ma bianca assenza, un nulla che ha fagocitato tutto quello che ci riempiva la vita: relazioni, lavoro, scuola, svago.

La mia giornata è un corridoio vuoto, senza schiamazzi ma avvolto da un silenzio assordante, libero da folle eppure ricolmo di assenza.

Cerco di convincermi che è il tempo del pensare, scrivere, leggere, per poi accorgermi che non c’è scrittura ispirata, non c’è lettura interessata se manca la libertà di farlo per scelta.

Ricorro allora alla mia arma migliore, l’ottimismo, da ricercare sperando contro ogni speranza,e mi convinco che questo tempo di privazioni è in fondo il tempo delle opportunità, in cui scopriamo risorse che non credevamo di possedere, competenze che temevamo di non poter acquisire.

Ecco allora che ritrovo la mia classe, tante piccole facce conosciute sullo schermo del pc, incontro il mio alunno speciale, parliamo, leggiamo, studiamo, facciamo scuola protetti da uno schermo, che salva da possibili virus non protegge da sorrisi contagiosi, disarma la distanza, promuove contatto umano, non fa smettere di credere, nonostante tutto.

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Comments (3)

  • Anny 6 months ago Reply

    E’ bello leggere ciò che avrei voluto scrivere. Grazie 😘

  • Silvia 6 months ago Reply

    What a nice post, we will come out of this mess! Keep up hoping, all together.

    Sabrina 6 months ago Reply

    Surely we will!

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