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La partenza

Giorni fa mi sono dedicata ai bagagli letterari.. Purtroppo è necessario anche occuparsi dell’assemblaggio del resto, cose di poco conto, vestiti, accessori, scarpe…
Il mio problema è che, una volta sistemati i miei libri da leggere, libri di scorta da tenere in panchina, manoscritti da correggere, quaderni di appunti da scrivere, computer, caricabatteria vari, e-reader (nel caso  il libro titolare e il panchinaro non dovessero essere sufficienti) non rimane molto spazio. Quale strategia usare?
Ne ho un paio: la prima è quella di disporre tutto ciò che credo mi servirà sul letto; osservare attentamente i capi di abbigliamento, calzature, accessori e poi riporre nell’armadio almeno il 30 per cento del vestiario scelto: dopo anni di valigie fatte e disfatte il bilancio è sempre lo stesso: metà di ciò che decido di portare in vacanza cambia solo aria ma non viene indossato.
L’altra è quella di dirigermi con sguardo languido verso il mio compagno, preferibilmente mentre è assorto nella lettura delle mail di lavoro o concentrato nell’azione decisiva di una partita di rugby: mi avvicinerò con passo felpato, e seduta accanto a lui con fare innocente e gli rivolgerò la fatidica domanda:
“Hai ancora un po’ di spazio nella tua valigia?”
In genere la risposta è un distratto:
 “Certo”.
E’ allora che sfrutterò il mio allenamento quotidiano per sfrecciare verso il suo bagaglio, prima che si renda conto delle conseguenze della sua distratta affermazione: aprirò la  valigia dal contenuto minimalista e comincerò a giocare a Tetris: nel giro di pochi minuti, in ogni angusto pertugio troveranno perfetta collocazione reggiseni, costumi, sandali, creme anti rughe, collane…
Lui è ancora lì, non si è  accorto di niente, la sua squadra è vicina alla meta, ho ancora qualche istante; guardo incerta il letto.. ma sì la pochette da sera ci sta. Chiudo, mostro tutta la mia efficienza applicando anche il lucchetto. Non si accorgerà di niente, appena arrivati in hotel lo spedirò a comprare acqua e intanto riporrò tutto nell’armadio.
Tra le due strategie, se volete evitare inconvenienti, preferite la prima. La seconda potrebbe avere degli effetti collaterali. Quali? Diciamo che in alcuni aeroporti ci sono degli addetti alla sicurezza piuttosto solerti che possono richiedere a campione l’apertura dei bagagli. Qualche giorno fa ho visto un capo famiglia aprire la sua valigia e guardare con imbarazzo l’addetto di turno mentre passava in rassegna canotte con strass e mini mini mini gonne di finta pelle….
Spezzo una lancia a favore dei voli low cost, malgrado non li ami particolarmente: costretta dalle limitazioni imposte dalle compagnie aeree,  dovendo affrontare un long week end all’estero con il solo bagaglio a mano, mi sono rassegnata a portare con me il minimo indispensabile: una t shirt al giorno, un paio di pantaloni per i due viaggi, uno per i tre giorni di soggiorno… niente outfit da sera, non un costume da bagno perché “non si sa mai…”

Non ci crederete: sono sopravvissuta!
E ho disfatto la valigia in meno di dieci minuti!
Se il vostro incubo è invece il bagagliaio dell’auto, divertitevi ancora una volta a giocare con i famosi mattoncini degli anni 80, stavolta trasformati in trolley, borsoni, porta abiti e zaini.
Il segreto è “provare, provare e provare” fino a quando lo stesso bagagliaio acquisterà la capacità di parola e vi scongiurerà di chiuderlo, sperando che il contenuto lo sigilli sotto vuoto e non permetta di riaprirlo fino all’arrivo! Non saranno ammessi ripensamenti o dimenticanze, il melone giallo acquistato al mercato dovrà aspettare il rientro, le scarpe di scorta delle scarpe di scorta dovranno rassegnarsi alle vacanze del prossimo anno, lo spazio tra i sedili sarà appena sufficiente per ospitare i proprietari delle valigie, sperando che ci stiano tutti.
Insomma qualunque sia il vostro mezzo di trasporto, buon bagaglio e buon viaggio!
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Comments (2)

  • maria giulia mauri 5 years ago Reply

    Partire ti obbliga sempre a lasciare qualcosa… Fare la valigia può essere una sofferenza se il legame con ciò che lasci ê così forte che vanamente cerchi di portati via il più possibile, alla ricerca di una calmante ma impossibile sicurezza: vorrei che fare le valigie non fosse per me sempre un problema… In fondo in questa vita lo so che si sta meglio se "si viaggia leggeri", si può godere di un'inebriante sensazione di libertà!

  • maria giulia mauri 5 years ago Reply

    Partire ti obbliga sempre a lasciare qualcosa… Fare la valigia può essere una sofferenza se il legame con ciò che lasci ê così forte che vanamente cerchi di portati via il più possibile, alla ricerca di una calmante ma impossibile sicurezza: vorrei che fare le valigie non fosse per me sempre un problema… In fondo in questa vita lo so che si sta meglio se "si viaggia leggeri", si può godere di un'inebriante sensazione di libertà!

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